mercoledì 30 maggio 2012
il giardino incantato
Avevamo un piccolo giardino, ma abbastanza grande da poter disegnare la traccia di una "campana" da saltare. Mio padre vi coltivava fiori bellissimi: camelie bianche e carminio, dalie di tutti i colori, le mie preferite, rose che innestava creando varietà sorprendenti. In un piccolo slargo c'era un salice piangente. Esso creava una rigogliosa e fresca cupola verde trasparente che toccava il pavimento e costituiva per me un posto magico, incantato. Con la primavera un folto mantello di fragoline di bosco, tanto minuscole quanto dolci, ricopriva tutta una parte dell'aiuola fiorita, fin sotto una enorme pianta di rosmarino. Raccogliendole tutte si colmava al massimo una tazza da tè, papà le zuccherava e le offriva a me e mio fratello come una merenda da re. Ricordo che c'erano diverse piante di ortensie ognuna di un colore diverso, a seconda della posizione in cui si trovavano viravano più al rosa o al violetto. Sui gradini di marmo che portavano in casa, avventure fantastiche avevano luogo, bambole mangiavano di nascosto boccioli di camelie come fossero piccoli carciofi. Di nascosto perché talvolta non venivano cucinati in piccoli tegami soltanto quelli caduti sotto la pianta come si raccomandava che fosse mio padre, ma anche quelli che involontariamente facevo cadere dal ramo non potendo resistere alla tentazione di accarezzare e accarezzare quel piccolo bozzolo verde, liscio come velluto.
Oltre il recinto ricoperto di edera, un maestoso albero di magnolia con i suoi grandi fiori bianchi.
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